Gay & Bisex
La base segreta
20.03.2026 |
1.448 |
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"John mi seguì subito dopo, grugnendo forte mentre mi riempiva il culo con la sua sborra, fiotti densi e caldi che mi inondavano dentro, colando fuori quando si ritrasse piano..."
Il lavoro alla base segreta era una noia mortale. Io avevo il grado più basso, subito dopo quello che premeva il pulsante per alzare la sbarra all'ingresso. John era un tipo tozzo, 170 cm per 90 kg di peso, con baffi folti e un'aria da duro. Io, invece, ero 190 cm per 95 kg, alto e massiccio, ma mi sentivo sempre un po' fuori posto. Lui alzava la sbarra per i veicoli in arrivo, e io passavo le ore a fissare i monitor per la vigilanza esterna, controllando telecamere che non mostravano mai nulla di interessante.Una sera, per spezzare la monotonia, ordinammo una pizza e qualche birra. Lasciai il telefono sul tavolo e andai in bagno per un momento. Al mio ritorno, una notifica mi illuminò lo schermo: un sito di incontri gay. Il suono era inconfondibile, e John, seduto lì vicino, doveva averlo sentito. Controllai l'app e vidi 'Rudolf20' a soli 1 metro di distanza. Da quel momento, tutto accadde in un lampo. Lui mi afferrò per il collo, mi baciò con urgenza, le sue mani possenti che mi strappavano i vestiti di dosso in un attimo.
Mi portò in bagno, afferrò della crema per le mani dal lavandino e se la spalmò sul cazzo già duro. Mi baciò di nuovo, la sua lingua maschia che invadeva la mia bocca, un misto di odore di fumo e caramella alla menta che mi stordiva. Mi masturbò il pisello con movimenti fermi, i baffi ruvidi che mi graffiavano le labbra mentre mi succhiava il labbro inferiore. Poi mi fece appoggiare al lavandino, mi allargò le natiche con le dita callose e leccò il mio culo, la lingua calda che girava intorno all'ano, facendomi gemere.
Mi ribaciò per l'ultima volta, spingendomi contro il bordo del lavandino, e poi mi inculò. 'Sei la mia femmina', grugnì mentre mi sfondava il culo con il suo cazzo spesso, ogni spinta che mi apriva completamente. Lo vidi allo specchio: i suoi occhi fissi nei miei, il suo corpo che mi possedeva, i muscoli tesi mentre mi scopava senza pietà. Io godevo come una cagna in calore, ansimando ad alta voce, il piacere che mi travolgeva in un'estasi totale. Il mio cazzo schizzò sborra sul lavandino poco prima che lui mi inondasse il culo con la sua, fiotti caldi che mi riempivano dentro.
Dopo, fumammo una sigaretta in silenzio, il suo braccio intorno alle mie spalle. 'Ansiavi come una troia', disse ridendo piano. 'Brava, il mio cazzone ti ha tirato fuori il lato femminile. Devi sentirti libero con questa cosa. Ti sento molto femminuccia. Scommetto che con le donne non sei a tuo agio. Domani passa da casa mia, ti faccio vestire da donna e ti inculo di nuovo.' Balbettai qualcosa di incoerente, ma lui mi diede una manata sul culo e aggiunse: 'Vai a lavorare ora. Se ci sgamano qui, ci licenziano entrambi.'
Il giorno dopo, mi svegliai con un misto di eccitazione e terrore che mi stringeva lo stomaco. L'invito di John mi rimbombava nella testa come un ordine irresistibile. Andai al lavoro con il cuore che batteva forte, evitando i suoi occhi mentre lui alzava la sbarra all'ingresso. Mi lanciò solo uno sguardo complice, un ghigno sotto quei baffi folti, e io sentii il mio corpo reagire immediatamente: il cazzo che si induriva nei pantaloni al solo ricordo di come mi aveva riempito la notte prima.
La giornata trascorse lenta e torturante, tra monitor che scrutavo senza vederli davvero e pensieri che vagavano ossessivamente verso il suo appartamento. Quando finì il turno, esitai un momento sulla soglia della base, ma alla fine mi diressi da lui. Bussai alla porta con le mani sudate, e John aprì subito, già in pantaloni da ginnastica larghi e a torso nudo. I muscoli del suo petto tozzo si tendevano mentre mi squadrava dall'alto in basso, come se fossi già sua proprietà.
'Entra, troietta', mi disse con quella voce rauca, impregnata di tabacco e desiderio represso. Mi spinse dentro con una mano sul petto, chiudendo la porta con un calcio secco. L'appartamento era piccolo e disordinato: un divano logoro in soggiorno, un tavolo coperto di bottiglie di birra vuote e pacchetti di sigarette. Senza perdere tempo, mi portò dritto in camera da letto, dove su un letto sfatto erano sparsi abiti femminili: una gonna corta nera che saliva appena sopra le ginocchia, una camicetta rosa trasparente, mutandine di pizzo bianco e un paio di tacchi alti rossi.
'Spogliati', ordinò secco, sedendosi sul bordo del letto con le gambe divaricate. Il rigonfiamento nei pantaloni era già evidente, il suo cazzo che premeva contro la stoffa. Obbedii con le mani tremanti, togliendomi la camicia e i pantaloni, restando solo in boxer. Lui rise piano, un suono basso e beffardo. 'Toglili tutti, femmina. Voglio vedere quel culo che ieri mi ha stretto così bene intorno al mio uccello.'
Mi liberai degli ultimi indumenti, nudo e vulnerabile davanti a lui, il mio cazzo mezzo eretto che dondolava tra le gambe. John si alzò dal letto, mi girò di spalle e mi fece chinare leggermente in avanti. Le sue mani ruvide e calde mi accarezzarono le natiche, separandole piano per ispezionarmi. 'Hai un bel sedere da puttana, lo sai? Largo e morbido, perfetto per essere scopato senza sosta.' Sentii il suo respiro caldo sul collo mentre mi infilava le mutandine di pizzo, il tessuto che sfregava contro la mia pelle sensibile, stringendomi il pacco e il culo. Poi tirò su la gonna corta, che mi copriva a malapena le cosce, e mi abbottonò la camicetta rosa, che mi stringeva il petto largo facendomi sentire esposto.
Mi fece sedere davanti allo specchio del comò, afferrando un rossetto rosso dal cassetto. Me lo applicò sulle labbra con movimenti precisi, poi un tocco di ombretto blu sugli occhi. 'Guardati ora', mormorò vicino al mio orecchio, le dita che mi pizzicavano i capezzoli duri attraverso la stoffa sottile della camicetta. 'Sembri una vera troia pronta per essere usata. Il mio giocattolo personale, da vestire e sfondare.' Mi girò verso di sé e mi spinse in ginocchio tra le sue gambe aperte, il pavimento duro contro le mie ginocchia.
Tirò fuori il cazzo dai pantaloni con un gesto rapido: era spesso e venoso, già completamente duro e gocciolante di pre-sborra dalla cappella gonfia. 'Succhia, femmina. Fammi vedere quanto ti piace essere la mia puttanella sottomessa.' Aprii la bocca, le labbra dipinte di rosso che si avvolgevano piano intorno alla cappella, assaggiando il sapore salato e muschiato della sua pelle. Lui gemette profondo, afferrandomi i capelli con una mano e spingendomi più a fondo sulla sua asta, il cazzo che mi riempiva la gola fino a farmi lacrimare gli occhi.
Lo leccai lungo tutta l'asta con la lingua, succhiando avidamente le vene pulsanti, mentre i baffi ruvidi mi sfioravano la fronte ogni volta che lui si chinava per guardarmi. 'Brava, così, troia', grugnì, scopandomi la bocca con spinte lente ma decise, il glande che urtava il fondo della mia gola. La saliva mi colava sul mento, mescolandosi al rossetto sbavato, mentre il mio cazzo pulsava dolorosamente nelle mutandine strette di pizzo, intrappolato e bagnato di pre-sborra.
Dopo minuti che sembrarono eterni, con la mascella indolenzita e la gola piena del suo sapore, John mi tirò su per i capelli con un movimento brusco e mi buttò sul letto a pancia in giù. La gonna si alzò sulle mie cosce pallide, esponendo il culo coperto dal pizzo. Si lubrificò il cazzo con la crema presa dal comodino, versandone una generosa quantità sull'asta e sulle palle. Poi mi aprì le gambe con le ginocchia, posizionandosi dietro di me.
'Dimmi che lo vuoi, troia. Dimmi che sei la mia femmina e che brami il mio cazzo nel tuo culo', ordinò, la voce bassa e autoritaria. Balbettai un 'Sì, John, inculami forte, fammi tua completamente', la voce rotta dal desiderio e dall'eccitazione. Lui rise soddisfatto e mi penetrò piano all'inizio, la cappella larga che forzava l'anello stretto del mio ano, dilatandomi centimetro dopo centimetro. Gridai di piacere misto a un dolore acuto mentre mi riempiva del tutto, il suo peso tozzo che mi schiacciava contro il materasso sfatto.
Cominciò a pompare con ritmo crescente, le palle pelose che sbattevano contro le mie natiche a ogni affondo profondo. Le mani mi tenevano i fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne. 'Senti come ti apro quel buco stretto, puttana? È mio ora, solo mio da sfondare quando voglio.' Mi scopava forte e senza sosta, ogni spinta che mi faceva ansimare e gemere come una cagna in calore, il corpo alto e massiccio che tremava sotto il suo assalto. Una mano scivolò sotto la gonna, masturbandomi il cazzo con movimenti rapidi e callosi, strizzandomi le palle fino a farmi vedere le stelle.
Guardai allo specchio della camera da letto, il trucco sbavato sul viso, la bocca aperta in un urlo silenzioso di puro godimento, mentre John mi possedeva completamente, il suo sudore che gocciolava sulla mia schiena. 'Vieni per me, femmina da quattro soldi', ordinò accelerando il ritmo, il cazzo che mi martellava il culo senza pietà. Il mio orgasmo esplose violento, sborra calda che schizzava sul lenzuolo sotto di me in fiotti abbondanti, il corpo che si contraeva intorno a lui. John mi seguì subito dopo, grugnendo forte mentre mi riempiva il culo con la sua sborra, fiotti densi e caldi che mi inondavano dentro, colando fuori quando si ritrasse piano.
Restammo così per un po', il suo cazzo ancora semisodo dentro di me mentre riprendevamo fiato, il petto che si alzava e abbassava contro la mia schiena. Poi si tirò via del tutto, dandomi una pacca sonora sul culo arrossato e segnato dalle sue mani. 'Domani al lavoro, comportati da bravo ragazzo, eh? Niente stramberie davanti agli altri. Ma la sera, torna qui da me. Ti vesto da infermiera sexy e ti sfondo di nuovo, più forte di stasera.' Mi sorrise con quel ghigno complice, accendendo una sigaretta e porgendomene una. Io annuii docilmente, sentendomi libero e femminile come mai prima d'ora, il corpo ancora tremante e pronto a sottomettermi ancora e ancora al suo dominio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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